DAI BISOGNI DEI CITTADINI ALLO SVILUPPO DEL TRASPORTO PUBBLICO E ALLA GESTIONE AMBIENTALE DELLA MOBILITA' - di Carlo Carminucci
10/05/2004 -- I temi della mobilità urbana registrano oggi un livello di attenzione impensabile solo fino a qualche anno fa. Il presente contributo propone un approfondimento sul trasporto pubblico urbano proprio a partire dal “lato della domanda”, con l’obiettivo di misurare e interpretare. comportamenti e propensioni, valutazioni e aspettative dei cittadini in tema di mobilità, in particolare con riferimento ai centri urbani di media e grande dimensione.
Le ragioni di questa emersione sono molteplici e già ampiamente denunciate e discusse.
Il tasso crescente di invivibilità delle aree urbane, in primo luogo: sempre più spesso si sente parlare di città e di cittadini ormai “ostaggio” dello strapotere delle auto, congestionanti, inquinanti, stressanti, addensate come sono a migliaia in spazi ristrettissimi. E’ il frutto di uno stile di mobilità incardinato sul possesso individuale dell’automobile e sul suo utilizzo indiscriminato, anche quando i benefici teorici che ne derivano - libertà di movimento, risparmio di tempo negli spostamenti – sono in grande misura depotenziati dalla congestione delle strade.
Una seconda ragione va ricercata nell’altra faccia dei problemi causati dal traffico: i mezzi privati di trasporto – e qui è rilevante il peso di moto e motocicli – generano costi esterni altissimi, in termini soprattutto di impatto ambientale e di salute dei cittadini. E i cittadini ne sono sempre più consapevoli, pur se questa percezione non sembra modificare, almeno per ora, l’abitudine radicata alla mobilità individuale.
Anche perché, e veniamo così ad un terzo ordine di ragioni, il trasporto collettivo quale l’alternativa naturale al mezzo privato - escludendo gli spostamenti a piedi o in bicicletta comunque da promuovere sulle brevi percorrenze – garantisce oggi livelli di offerta insufficienti, per capacità di copertura del territorio, rapidità di viaggio, standard qualitativi. In un contesto generale di scarse disponibilità finanziarie, il settore del Tpl – al di là degli sforzi di efficientamento interno - fatica a reperire risorse necessarie affinché le aziende e le Amministrazioni possano incrementare il servizio erogato e spingere sugli investimenti per l’infrastrutturazione dedicata, l’ammodernamento del parco circolante, le politiche commerciali di attrazione della domanda.
Il quadro descritto è dunque dominato da tinte opache e restituisce l’impressione di un pericoloso avvitamento delle politiche di settore:
- da un lato, bisognerebbe contenere il ricorso eccessivo alle “due” e alle “quattro ruote” in città, o quanto meno ridurre gli effetti dell’inquinamento da traffico (ad esempio incentivando l’acquisto di mezzi ecologici);
- dall’altro, la scarsità di risorse rende problematico il perseguimento di una qualsiasi strategia di contrasto, sia nella direzione dello sviluppo del trasporto collettivo e del disincentivo all’uso (o al possesso?) del mezzo privato – linea che riteniamo debba essere prioritaria -, sia nella direzione, comunque auspicabile, di “ridurre il danno” attraverso l’aumento della quota di mezzi a bassa emissione, pubblici e soprattutto privati.
Non è questa la sede per entrare in dettagli maggiori nei ragionamenti che si dipanano attorno i problemi della mobilità urbana in Italia. E’ sufficiente aver dato l’idea che le questioni sono complesse e ben presenti nell’agenda degli operatori e nelle analisi degli esperti.
Eppure, dentro tale complessità un angolo visuale resta sistematicamente nel cono d’ombra: l’angolo visuale della domanda, il punto di vista dei cittadini. Quali sono gli stili e i comportamenti di mobilità di chi vive nei contesti urbani? Quali sono i bisogni e le aspettative, a fronte di possibili opzioni di miglioramento del sistema collettivo di trasporto?
Il presente contributo propone un approfondimento sul trasporto pubblico urbano proprio a partire dal “lato della domanda”, con l’obiettivo cioè di misurare e interpretare comportamenti e propensioni, valutazioni e aspettative dei cittadini in tema di mobilità, in particolare con riferimento ai centri urbani di media e grande dimensione. E lo fa utilizzando l’ampia base dati dell’Osservatorio “Audimob” di Isfort sulla mobilità degli italiani, Osservatorio alimentato da oltre 15.000 interviste telefoniche dirette realizzate ogni anno sull’intero territorio nazionale.
All’analisi dei risultati delle rilevazioni “Audimob”, appositamente elaborate sul macrosegmento della mobilità urbana, è dedicata la prima sezione del documento.
La seconda sezione del rapporto offre invece un’analisi di benchmarking sul trasporto pubblico, in termini di servizi, infrastrutture, risorse finanziarie, comparando le performance delle principali città italiane con quelle di un nucleo significativo di capitali e città europee.
L’indagine si è proposta un duplice obiettivo.
Si è trattato per un verso di accendere i riflettori – in misura più ampia e decisa rispetto a quanto normalmente non si faccia -, sulle informazioni che provengono dalla domanda di mobilità, di per sé indispensabili ai fini della calibratura delle politiche di offerta, integrandole con uno sguardo sulla dimensione internazionale, altrettanto utile in chiave di indicazioni di policy.
Ma si è trattato anche, per un altro verso, di capire se proprio dall’inesplorato “lato della domanda” affiorassero segnali, spunti, ragioni per sollecitare il superamento – in una direzione o nell’altra - dell’attuale impasse strategico di cui il settore è prigioniero, stretto, come si è visto, tra l’urgenza socialmente condivisa di crescere e ammodernarsi, e l’oggettiva carenza di risorse per gli investimenti.
Proprio su questo secondo aspetto vale la pena soffermarsi con un breve commento dei principali risultati emersi dallo studio, lasciando alla lettura di dettaglio la ricognizione puntuale sui diversi aspetti indagati nei comportamenti di domanda e nel raffronto internazionale.
Quattro conclusioni di sintesi meritano di essere brevemente ricordate.
1. Contrariamente a quanto normalmente si crede, e nonostante la crisi prolungata degli ultimi decenni e le difficoltà attuali, il trasporto pubblico urbano mantiene bene le proprie quote di mercato ed anzi le consolida nello scorcio iniziale del 2000. Se la domanda complessiva di mobilità ristagna tra il 2000 e il 2003 nelle medie e grandi città (-3,7% in termini di spostamenti, +0,9% in termini di passeggeri/km), i mezzi di trasporto pubblico sperimentano, nello stesso periodo, una dinamica decisamente positiva (+3,6% e +10% rispettivamente). Allo stesso tempo, la quota di trasporto collettivo sugli spostamenti motorizzati passa dal 21,7% al 23,2% nella media delle città con oltre 100.000 abitanti, e dal 25,9% al 29,1% nello specifico segmento delle grandi città (con oltre 250.000 abitanti). E si registra altresì una certa propensione ad un maggiore utilizzo del mezzo pubblico, secondo il desiderio espresso da quasi il 20% degli intervistati; a fronte del quale il 17,4% del campione vorrebbe diminuire l’attuale livello di utilizzazione dell’auto. Anche sotto il profilo qualitativo, il trasporto pubblico registra una significativa tenuta: 3 utilizzatori su 4 di autobus e tram assegnano a questi mezzi di trasporto un punteggio di soddisfazione sufficiente, tra 6 e 10 (il 22,7% assegna un punteggio tra 8 e 10). Lo stesso livello di soddisfazione lievita all’85% per il treno e al 90% per la metropolitana. Ed è in crescita per tutti i mezzi pubblici di trasporto tra il 2002 e il 2003.
2. Analizzando le ragioni per le quali il mezzo pubblico è utilizzato meno del mezzo privato per gli spostamenti urbani, emerge con chiarezza che il problema centrale del trasporto collettivo rimanda non tanto, o non solo, a fattori legati alla qualità del servizio stesso, né tanto meno a fattori di costo, quanto piuttosto a ragioni di funzionalità del servizio stesso: la rapidità e la certezza dei tempi di percorrenza, la comoda accessibilità alle fermate (distanze brevi), la capillarità e la frequenza delle corse. Intervenire su questi fattori significa investire risorse rilevanti per incrementare l’offerta, sviluppare le infrastrutture dedicate, migliorare le prestazioni.
3. Il confronto tra le grandi città italiane e le grandi città europee conferma il drammatico ritardo del nostro Paese nell’organizzazione del sistema della mobilità collettiva: l’età media dei veicoli è decisamente più alta, la densità delle linee di servizio su gomma più bassa, l’offerta di “ferro” vistosamente ridotta sia come estensione della rete, sia (conseguentemente) come sviluppo del servizio, la quota dei mezzi di trasporto ecocompatibili (elettrici, a gas naturale, a bassa emissione) più contenuta. La risultante di questi differenziali qualitativi e quantitativi di offerta, nel servizio e nelle infrastrutture, si traduce in tassi di motorizzazione individuali decisamente più alti nelle città italiane e in uno split modale pubblico-privato fortemente sbilanciato sul trasporto individuale, con pochissime analogie a livello europeo (la quota di spostamenti con mezzi pubblici registrata a Milano, Torino e Roma è poco più della metà di quella di Londra, Stoccolma, Madrid, e decisamente inferiore a Barcellona, Zurigo, Vienna).
4. Il quarto aspetto rilevante, benché di qualità percettiva-valutativa, riveste un’assoluta centralità: si tratta delle opinioni dei cittadini verso le politiche per la mobilità sostenibile e il trasporto pubblico. Si può dire in sintesi, come nel titolo del paragrafo di analisi dei risultati, che “i cittadini sono dalla parte delle politiche per la mobilità sostenibile”. Dovendo scegliere su cosa investire per migliorare i problemi del traffico e dell’inquinamento, gli intervistati premiano lo sviluppo del trasporto collettivo, l’incentivazione all’acquisto di mezzi di trasporto ecologici e solo come terza scelta puntano su una maggiore offerta di parcheggi. Ancora più marcato il grado di adesione alle misure specifiche di regolazione della mobilità urbana volte a favorire lo sviluppo del trasporto collettivo e della mobilità sostenibile in generale: gli sconti sugli abbonamenti ai mezzi pubblici (95% di punteggi 6-10, con un voto medio pari a 8,05) e il divieto di circolazione dei veicoli pesanti in ambito urbano (93,3% e 8,01) soprattutto, e poi il divieto di circolazione in centro storico alle automobili (82,3% e 7,31) e l’incremento di corsie e percorsi preferenziali per i mezzi pubblici (85,9% e 7,26). Favorevoli anche le opinioni sull’utilizzo di una sola automobile fra più soggetti (car pooling, car sharing) e sulla modifica degli orari di apertura dei negozi per ridurre i congestionamenti nelle ore “di punta”, mentre una sostanziale bocciatura ricevono quelle misure che prevedono un pedaggio per l’utilizzazione dell’infrastrutture (parcheggi a pagamento, road pricing).
Gli spunti di riflessione dal quadro qui appena tratteggiato non sembrano dunque mancare. Se si volevano “snidare” elementi di novità dall’analisi dei comportamenti di domanda, dei bisogni e delle aspettative dei cittadini questi indicano con una certa chiarezza la crescita di una consapevolezza collettiva sulle urgenze poste dall’attuale ingovernabilità dei sistemi di mobilità urbana, cui si accompagna per un verso una propensione graduale a modificare i modelli di consumo a favore del trasporto collettivo - in parte determinati, non si può escluderlo, dalla prolungata crisi economica che il Paese attraversa – e per un altro verso, soprattutto, una richiesta pressante di migliorare il servizio pubblico, incentivarne l’utilizzazione e investire sulla mobilità pulita.
La cosa mostrata